Position sizing: quante azioni comprare rischiando l'1% del capitale
Quasi tutti i trader alle prime armi decidono quante azioni comprare partendo dalla cifra: "ci metto 2.000 euro". È il modo più naturale, ma lascia senza risposta la domanda che conta davvero: quanto perdo se l'operazione va male? Il position sizing ribalta il ragionamento: prima decidi quanto sei disposto a perdere su quella singola operazione, poi calcoli quante azioni puoi comprare in base a dove metti lo stop loss. In questa guida vediamo la formula, un esempio completo in euro con commissioni, i limiti del metodo e un piccolo calcolatore per rifare i conti con i tuoi numeri.
La formula in una riga
La regola più diffusa è rischiare tra lo 0,5% e il 2% del capitale per operazione, e l'1% è il punto di partenza più usato. Non è una legge: è una scelta di prudenza che ha un motivo preciso, lo vediamo più avanti con i numeri delle serie di perdite.
Un esempio completo, euro per euro
Capitale sul conto: 20.000 €. Rischio deciso: 1%, cioè 200 € per operazione. Vuoi comprare un'azione che quota 25,00 € e, guardando il grafico, metti lo stop sotto l'ultimo minimo, a 23,50 €. Il rischio per azione è quindi 1,50 €.
Azioni: 200 ÷ 1,50 = 133,3 → 133 azioni (si arrotonda sempre per difetto)
Controvalore: 133 × 25,00 = 3.325 €, circa il 16,6% del capitale
Perdita se scatta lo stop: 133 × 1,50 = 199,50 €
Nota il punto chiave: non hai deciso di investire 3.325 €. Quella cifra è il risultato del calcolo, ricavato dal rischio che accetti e dalla distanza dello stop.
Con le commissioni
Con un broker che applica 5 € per ordine, tra acquisto e vendita sullo stop spendi 10 €. Per restare davvero entro i 200 € di perdita, il budget per il movimento del prezzo scende a 190 €: 190 ÷ 1,50 = 126 azioni, per un controvalore di 3.150 €. Se lo stop scatta perdi 126 × 1,50 + 10 = 199 €. Su capitali piccoli le commissioni fisse pesano molto: con 2.000 € di capitale e l'1% di rischio, 10 € di commissioni si mangerebbero metà del rischio disponibile.
Stop più largo = meno azioni (e viceversa)
Lo stop va messo dove l'idea di trading smette di essere valida, per esempio sotto un minimo o un supporto, non alla cifra che fa comodo. Il position sizing serve proprio a questo: lo stop lo decide il grafico, la quantità si adatta.
| Stop loss | Rischio per azione | Azioni (190 € di budget) | Controvalore |
|---|---|---|---|
| 22,00 € (largo) | 3,00 € | 63 | 1.575 € |
| 23,50 € | 1,50 € | 126 | 3.150 € |
| 24,60 € (stretto) | 0,40 € | 475 | 11.875 € |
L'ultima riga mostra il problema opposto: uno stop molto vicino porta a una posizione da quasi il 60% del capitale. Il rischio "sulla carta" è sempre 200 €, ma basta un'apertura in forte ribasso per perdere molto di più. Per questo serve un secondo limite.
Il secondo limite: un tetto per posizione
Oltre al rischio per operazione, molti trader fissano un controvalore massimo per singola posizione, per esempio il 20-25% del capitale. Con 20.000 € e un tetto del 25%, non si superano 5.000 € per titolo, cioè 200 azioni a 25 €, anche se la formula ne darebbe 475. Si applica il più basso dei due numeri. È lo stesso principio che trovi nella guida alla diversificazione del portafoglio: nessuna singola posizione deve poter fare troppo danno da sola.
Lo stop non è garantito: il rischio del gap
Uno stop loss normale diventa un ordine al meglio quando il prezzo lo tocca. Se il titolo chiude a 24 € e il giorno dopo apre a 22 € per una notizia, lo stop viene eseguito intorno a 22, non a 23,50. Nell'esempio con 126 azioni la perdita diventerebbe 126 × 3,00 + 10 = 388 €, quasi il 2% invece dell'1%. Non si può eliminare del tutto, ma si può contenere: rischio per operazione basso, tetto per posizione, e attenzione alle date delle trimestrali e degli eventi societari, quando i gap sono più probabili.
Perché proprio l'1%: i numeri delle serie di perdite
Anche una strategia valida attraversa serie di perdite consecutive. Ecco cosa resta del capitale dopo 10 perdite di fila con diversi livelli di rischio, e quanto serve poi per tornare al punto di partenza:
| Rischio per operazione | Capitale dopo 10 perdite | Guadagno necessario per recuperare |
|---|---|---|
| 1% | 90,4% | +10,6% |
| 2% | 81,7% | +22,4% |
| 5% | 59,9% | +67,0% |
| 10% | 34,9% | +186,8% |
Il recupero non è simmetrico: dopo un −20% serve un +25%, dopo un −50% serve un +100%. Con l'1% una serie negativa resta un incidente da cui si esce; con il 5-10% può chiudere l'esperienza di trading. È lo stesso motivo per cui chi usa il criterio di Kelly spesso ne applica solo una frazione: il Kelly pieno massimizza la crescita teorica, ma con oscillazioni che pochi riescono a sopportare.
Mini calcolatore: quante azioni posso comprare?
Come usarlo insieme agli altri calcolatori
Il calcolatore del criterio di Kelly ti dice, in base a percentuale di successo e rapporto vincita/perdita della tua strategia, quale frazione del capitale sarebbe teoricamente ottimale: usalo come limite superiore, non come obiettivo. Se compri in più tranche, il calcolatore del prezzo medio ti aiuta a ricalcolare il rischio effettivo della posizione complessiva rispetto allo stop. E per il rapporto tra stop e obiettivo di prezzo trovi la guida a stop loss e take profit.
Domande frequenti
Il capitale da usare è quello iniziale o quello attuale?
Quello attuale. Ricalcolare il rischio sul capitale del momento fa sì che dopo le perdite le posizioni si riducano da sole, e dopo i guadagni crescano gradualmente.
Vale anche per gli ETF in un piano di accumulo?
No, il position sizing riguarda operazioni con uno stop loss definito. Un piano di accumulo di lungo periodo non usa stop e si gestisce con importi fissi e diversificazione: lo trovi nella guida al Dollar Cost Averaging.
Le perdite chiuse con lo stop hanno un risvolto fiscale?
Sì. In Italia una vendita in perdita genera una minusvalenza che può essere compensata con plusvalenze future entro il quarto anno successivo, con le eccezioni viste nella guida alla tassazione delle plusvalenze. Non rende la perdita meno reale, ma va considerata nel conto complessivo.
E con la leva o i CFD?
La formula è la stessa, ma il controvalore esposto può superare il capitale e le perdite possono andare oltre il margine versato. È un motivo in più per tenere basso il rischio per operazione: vedi la guida sulla leva finanziaria.
Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata. Gli esempi numerici sono illustrativi: il trading comporta il rischio di perdere anche l'intero capitale investito.
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